Pubblicato da: Nanà | 27/03/2009

Quelli che “non aspettano Godot”

Sono davvero stanca. Scusate se esordisco in questo modo poco “accattivante”, ma a volte mi sembra di essere una delle tante protagoniste inconsapevoli di uno spettacolo del “teatro dell’assurdo”. La situazione generale è ormai davvero indescrivibile. Dall’alto continuano a riempirsi la bocca di tante belle parole, di luoghi comuni e frasi fatte, si cimentano in dibattiti televisivi senza senso, in cui se casualmente è detto qualcosa di logico, oppure al contrario di grave (vedi Anno Zero di ieri sera in cui una donna, moglie di un operaio della fabbrica del Sulcis in Sardegna, chiusa da poco, ha urlato “Ci avete indicato per chi votare, ci avete detto di votare per voi, noi l’abbiamo fatto, ma voi non avete mantenuto la promessa”…) ci si adopera perché si dimentichi tutto il prima possibile.
La realtà, però, quella di tutti i giorni, la viviamo solo noi. Sì, perché per la nostra generazione, la “crisi” è iniziata già da qualche anno ormai. E non riguarda solo l’impossibilità di arrivare alla fine del mese. Molti di noi, credo non riescano neanche a capire cosa significhi fino in fondo. Non si riesce ad uscire di casa, figuriamoci a mantenersi da soli! Tutto quello che sta accadendo riguarda anche e soprattutto la vita personale, la dignità, i desideri. Stanno sfaldando le nostre possibilità, non solo professionali, ma quelle di esseri umani che hanno un’intelligenza, dei sentimenti e delle volontà ben chiare. Insomma mi sembra di essere presa in un circolo di anomia tipica della società industriale della fine del 1800. Un salto indietro di un secolo!

Scusatemi se non parlo solo per me, ma vedo che la mia stessa condizione è paragonabile, con le dovute attenzioni, a quella di tante altre persone più o meno della mia età.
I disoccupati devono inventarsi il loro lavoro, non devono stare con le mani in mano si è detto. Vorrei far notare una cosa: non siamo come Didi e Gogo di Sameul Beckett, due esseri immobili che si lamentano della loro povera condizione esistenziale. Nessuno qui vive nell’attesa che un miracolo scenda dal cielo. La sensazione che ho è che nel “teatro dell’assurdo” nessuno vuol vivere.
La consapevolezza delle nostre capacità e dei nostri desideri c’è e anche la voglia di lavorare. Pretendiamo quello che nel 2009 avrebbe dovuto essere presente da tempo: una condizione sociale e professionale a misura d’uomo e di donna. Onestamente sono stufa e non voglio più sentirmi presa in giro da chi invece non può neanche lontanamente immaginare come si viva con 600 euro al mese, o come ci si senta a dover annullare la propria natura per arrivare, forse, ad una condizione di vita economica dignitosa, oppure a dover tutti i giorni attraversare da una parte all’altra una città come Roma per un rimborso spese di 200 euro.
Se è vero che “Il mondo è un grande teatro e noi non siamo altro che semplici attori” (William Shakespeare) mi sembra che da parte nostra, forse, non si stia “ancora aspettando Godot”…

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Responses

  1. Condivido la tua rabbia e frustrazione per un paese che ha demolito non solo lo “stato sociale” ma anche qualsiasi tutela del lavoro dipendente. Tuttavia sono un po’ meno ottimista di te, credo che sotto sotto molti si siano rassegnati, anche perchè in fondo i nostri governanti non sono così diversi dall’italiano medio. Comunque complimenti per il post. Continua così!!!!!!!!!

    • Innanzitutto grazie per i complimenti 🙂
      Sì, forse è vero che i nostri governanti rappresentino l’italiano medio, ma se mi guardo intorno, nella realtà quotidiana, so che c’è gente che sa esattamente quello che vuole e che purtroppo viene “fiaccata” da questo sistema e da queste continue prese in giro che fanno ricadere poi la “responsabilità” di questa situazione su noi stessi, che invece di desideri ne avremmo, eccome…
      Non so, cerchiamo di mantenere un po’ la speranza… 😦

  2. ho letto ciò che hai scritto e condivido tutto, io sono molto scoraggiata per tutto quello che sta succedendo….ma la cosa che mi pesa più di tutte è che vorrei fare qualcosa…e mi sembra sempre di non fare abbastanza…spesso non so cosa fare concretamente affinchè le cose migliorino….all’inizio pensavo che bastasse informarsi e informare, ma ultimamente sembra tutto così inutile……certo come si dice “la speranza è l’ultima a morire”…..

    • Capisco perfettamente il tuo stato d’animo e anche io mi sento ormai completamente disarmata, provo a muovermi in qualche direzione ma sempre senza prospettive certe. Quello che volevo dire con il post è che in realtà noi sappiamo esattamente cosa vogliamo ma tutta questa situazione ci disorienta al punto tale che ormai siamo quasi completamente sfiduciati. L’unica cosa da fare, forse (perché non credo di poter avere la ricetta giusta per sistemare le cose) è ricordarci sempre chi siamo, agire di conseguenza e non smettere mai di esprimere le nostre sensazioni e i nostri dispiaceri…
      Grazie del contributo Rositina!!

  3. Proprio l’altra sera stavo discutendo con mio fratello della situazione attuale. Siamo arrivati a due conclusioni opposte; entrambe, dipende da che punto si guarda, abbastanza pessimiste. Penso che riassumano bene quello che pensiamo un po’ tutti:
    Lui sostiene se la situazione continuera’ a deteriorarsi e lo stato sociale continuera’ a degradarsi ci solleveremo tutti e cominceremo a protestare per riprenderci quello che e’ nostro. Io, al contrario, e mi da ragione la storia, sostengo che l’italiano e’ abituato da sempre a tutto questo, le ‘rivoluzioni’ ce le hanno fatte fare quando piu’ conveniva a loro e sempre sotto stretto controllo. Noi siamo molto piu’ bravi a emigrare a cercare fortuna lontano da casa nostra. Non siamo Francesi. E non biasimo chi va via: non e’ una condanna nascere in Italia.
    Insomma due punti di vista differenti che pero’ in fondo lasciano una speranza per il singolo individuo… c’e’ sempre una via di uscita.

    • Sì sono d’accordo con te. Le vostre due posizioni riassumono in effetti quello che tutti noi pensiamo. Provo a fare una sintesi con l’aiuto “della storia” anche se premetto che non mi sento certo all’altezza di uno storico…
      Noi italiani non siamo certo i francesi, questo è sicuro, ma ogni tanto qualche iniziativa riusciamo a prenderla, proprio nei momenti peggiori. Mi viene in mente l’esempio più classico, la Resistenza al regime fascista durante la seconda guerra mondiale. Il problema però poi si ripropone: quanti italiani hanno cercato e cercano di ridimensionarne la portata storica e sociale di un fenomeno come quello?! Allora forse è vero che quel che abbiamo ce lo meritiamo… ma il dubbio è anche noi??

      • Hai ragione ma quel caso puo’ essere letto sempre nell’ottica di un interesse comunque piu’ ampio. Il regime fascista non faceva piu’ comodo ai forti poteri interni ed esterni al nostro paese, inoltre era ormai agonizzante ed allora come alle volte succede interessi civili (resistenza ad un regime ignobile) ed interessi economico-politici sono andati di pari passo spallegginadosi a vicenda. Pochi anni dopo pero’ quegli stessi che aiutarono i partigiani della resistenza, sembra che sostennero gruppi neofascisti negli attentati che sconvolsero l’Italia da Nord a Sud durante dagli anni 50 agli 80. Secondo la logica “Il disordine per creare ordine”

      • Sì questo è vero… quanti esempi ci sono di “rivoluzioni” o “guerre” aiutate e sostenute da poteri economici e politici forti che non appena perdono interesse in quello che hanno fatto lo rinnegano. Accade tutt’oggi nelle più disparate zone del pianeta, di solito quelle più povere e arretrate -guarda caso-
        Quello che non mi spiego è che questo paese è stato ricco (e lo è ancora) di gente piena di creatività, sia nell’arte sia nella scienza, apprezzata in tutto il mondo (in fondo qui è nato il Rinascimento!!), possibile che non si riesca a capire che dobbiamo svegliarci, aprire la mente e riprendere in mano le redini della società?

  4. Cosa posso aggiungere a tutto quello che già avete scritto?
    Condivido pienamente le tue sensazioni, Valeria, e questo senso di pesantezza si sta già avvertendo un po’ ovunque.
    Ma già parlarne fa bene, già condividere questi nostri malesseri è un modo di “farci sentire” e di non cedere. Non credo che ci voglia ancora molto perché la situazione cambi!
    Innanzitutto dobbiamo lottare proprio contro quello che in questo momento sembra scontato e che ci fa dire “tanto non possiamo farci nulla”.
    Le rivoluzioni vengono sempre dal basso e non sono sempre così rapide.
    Iniziamo a fare innanzitutto più ‘comunità’!
    Scambiamoci idee, opinioni.
    La rete, finché c’è e non ce la toglieranno, è una manna dal cielo. Quindi ben venga il tuo sfogo e che costruisca una speranza in ognuno di noi! 😉

    • Concordo completamente!! E grazie di tutto!! 😉

  5. Nonostante il mio punto di vista sia quello di una studentessa ancora non “gettata” all’interno del mondo lavorativo, mi accodo affettuosamente al vostro sentimento di sconforto-speranza…e non speranza-sconforto!c’è una bella differenza.

    condivido tutto ciò che è stato scritto…vi pongo una questione, anzi 2:

    la prima è che si sta dimenticando il ruolo IMMENSO che dovrebbe avere l’istruzione. Ho appreso in questi giorno che la cara mariastella sta togliendo le ore di filosofia e latino( 2 degli esercizi mentali più utili a mio parere) nei licei per aggiungere ore di informatica ed inglese.
    Non credete che questo sia il modo più semplice per cercare di creare una generazione del futuro sempre più similare a sti schifidi che ci governano?
    abolire il pensiero, la critica, e rapportarsi con le macchine( con tutto il rispetto per gli informatici). non è un attacco volto a loro il mio. non so se mi sono spiegata…ormai siamo costretti ad improvvisarci commessi, muratori, camerieri, agenti immobiliari etc etc..ma la nostra vera indole qual’è?magari quella di trasmettere la passione per ogni forma di cultura…

    seconda questione: va bene scambiarsi idee per rete, è stupendo, ci fa sfogare ci allegerisce..ma a fatti? non sarebbe bene anche provare a creare qualcosa di ” reale”?voglio dire…siamo sommersi di partiti! nessuno ci rappresenta totalmente…però in tanti la pensiamo allo stesso modo.perchè non unirci dal vivo anche? so che con gli impegni di tutti è difficilissimo..però io spero che un giorno accada e forse luca, come dice tuo fratello, una rivoluzione, probabilmente diversa dalle solite, potrà pure innescarsi! COME SONo UTOPISTICA!

    saluti a tutti!

    • Non sminuire il tuo punto di vista solo perché ancora studentessa più giovane. Trovo sempre interessante quello che hai da dire e mi sembra di notare una differenza (forse di età??!! Visto che anche tuo fratello Luca, mi sembra sia sulla stessa linea di Flavia) di approccio a questo tipo di cose. Concordo comunque sul ruolo fondamentale dell’istruzione (da qui potrebbero partire altri mille spunti).
      Per esperienza personale, invece, mi sembra che sia diventata un’utopia anche il solo desiderio di seguire la propria indole, come dici tu. Lancio ora io una provocazione: se si considera il lavoro come uno dei modi di espressione dell’uomo, come qualcosa che lo nobilita, lontano quindi dalle catene di montaggio di una volta, un paese in cui per avere un minimo (ma proprio minimo) di stabilità devi fare al massimo un paio di lavori, rappresenta una società realmente evoluta?

  6. credo che tutti i lavori siano dignitosi, solo per il fatto di essere denominati LAVORI. per me la società evoluta è quella in cui ognuno è messo nella condizione di poter seguire la propria indole, la propria natura. fare al meglio il proprio lavoro.anche aristotele lo diceva..la virtù dell’uomo sta proprio in ciò: svolgere al meglio quello che è il suo compito all’interno della società. a partire dallo spazzino fino al dirigente. se poi dotati di responsabilità e guidati dal rispetto per gli altri e per il mondo in cui si vive ANCORA MEGLIO!

    • Certo che tutti i lavori sono dignitosi. Anzi, chiedo scusa se prima si possa essere pensato che io non ritenga degni di rispetto tutti i tipi di lavori, non è questo che intendevo. Ma credo che una società civile, se vuole definirsi così, dovrebbe tendere al benessere non solo economico, ma emotivo, sociale, quasi “antropologico” dell’uomo e la soddisfazione di seguire la propria natura dovrebbe aiutare in questo

  7. si stiamo dicendo la stessa cosa.vorrei che si potesse creare qualcosa di nuovo partendo da noi stessi.. che si uniscano le conoscenze per dar vita a progetti nuovi..e poi fare “proseliti”.in fondo anche se nn condivido a pieno i modi di beppe grillo, il lavoro che sta facendo è proprio questo, e a me sembra la strada giusta, no?

    • Sì potrebbe essere una strada nuova, rimanendo nel tema del blog, una nuova “rotta”. Concordo anche sui modi 😉


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