Pubblicato da: Nanà | 31/10/2009

Halloween, la notte delle streghe

halloween

Ebbene sì. Anche io ho intenzione di parlare di Halloween. In tutta onestà è una festa che non mi è mai stata molto simpatica, specialmente quando ha cominciato a farsi strada anche qui da noi come una delle ennesime prove del colonialismo della cultura americana sulla nostra. Mi piacerebbe che una volta tanto il confronto culturale si arricchisse con le pratiche di, che so, una qualche tribù semi sconosciuta come quella degli Xavantes, in Brasile, i cui membri basano la loro intera giornata sull’interpretazione dei sogni fatti durante la notte precedente (tanto per dirne una).
Comunque questo abbiamo e con questo facciamo i conti. E poi, in fondo, l’origine della festività risale ai Celti.
Dopo qualche breve ricerca ho scoperto dei lati interessanti di Halloween. E quest’anno capita in un momento particolare per la mia vita. Senza volere, ultimamente, ho dovuto affrontare la mia più grande paura, quella della sofferenza. Ho dovuto fare i conti con il fatto che non siamo assoluti, ma soltanto un piccolo granello di sabbia in un mare sconfinato in cui naviga di tutto. Fino ad ora non avevo pensato mai a cosa sarebbe stato dover affrontare la malattia, l’insicurezza, il dubbio. Eppure mi sto rendendo conto che quanto si dice non è solo una frase fatta: affrontare le proprie paure, dominarle e uscirne, rende più forti, è vero e permette di capire che ogni giorno va goduto per quello che è. Perché esiste. Perché domani sarà sempre un punto interrogativo. Molte piccole cose che tanto ci infastidiscono perdono di significato, perché in fondo non ci permettono di godere di quanto abbiamo. La consapevolezza di sé cresce e finalmente ci si esprime senza stupidi timori di non essere accettati per ciò che si è. Allora, se questo vuol dire, buon Halloween a tutti.

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Responses

  1. Cara Valeria,
    da bambino questa dalle mie parti era una grande festa, il regalo più grande, quello più ambito, arrivava in questo periodo, superando persino quello di Natale. Era la “festa dei morti”, ci si confrontava con la morte fin da piccoli e la vita come il regalo più grande. D’altra parte erano tempi in cui i nonni (e chiunque toccasse questa sorte) moriva in casa e non in ospedale o in clinica o in casa di cura. La morte rende più sensata e bella la vita e la sofferenza rende più belli i momenti lieti. Spero che qualunque cosa ti sia accaduta (o ti stia accadendo) possa fortificarti e farti apprezzare meglio la tua vita.
    Un caro saluto.

    • Grazie mille per il bel commento. E’ vero, la sofferenza ci rende reali, anche se ci prende all’improvviso. Quando ci coglie sembra impossibile che tutto quello che ci fa soffrire accada proprio a noi. Ma se c’è un senso in tutto ciò, è proprio nel capire che alcune cose che tanto ci fanno arrabbiare, piangere e gridare forse sono meno importanti di quanto pensiamo e che invece altre andrebbero apprezzate molto di più…
      Grazie ancora!!


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