Pubblicato da: Nanà | 08/03/2010

“Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”

A volte è questione di segnali. Credo che nella vita si debba essere bravi a capire quando si è in presenza di un segno. Ciò che più è difficile però è saperlo interpretare correttamente. A volte i segnali ci aiutano a non insistere su situazioni sbagliate, che desideriamo a tutti i costi mantenere statiche oppure vedere in modo distorto.

Sono forse una prova del fatto che a volte la vita prende una piega strana, che nessuno si aspettava. E a volte, prendendo consapevolezza del fatto che si sta andando in una direzione del tutto nuova e sconosciuta, fanno tirar fuori risorse che non si pensava di avere, inaspettate e misteriose anch’esse.
Esistono segni che sono talmente grandi che non possono non essere visti, perché farlo vorrebbe dire essere in malafede. Vorrebbe dire continuare a mentire non solo a chi ci sta vicino, ma principalmente a noi stessi e rinnegare la propria natura è il danno più grande che si possa commettere.
Per quanto mi riguarda non sono mai stata molto brava ad intuire il cambiamento, soprattutto nella vita personale. Ho l’impressione però di essere in buona compagnia, specialmente per quanto riguarda l’aspetto politico sociale delle nostre vite.

Per chi, infatti, non se ne fosse ancora accorto, la svolta decisiva verso il regime è arrivata. Se non basta il controllo di tutti i mezzi di comunicazione di massa, se non bastano le leggi ad personam per salvarsi le chiappe dai processi, se non bastano le dichiarazioni populiste e razziste di richiami verso una “lotta del bene contro il male” e le nuovi leggi razziali per evitare “l’invasione di stranieri”, ora arriva un decreto interpretativo. In fondo si sa, nella vita è tutta questione di interpretazione.
Stavolta devo davvero fargli i miei complimenti perché sono riusciti a fare una deroga alla legge che vale solo per Lazio e Lombardia e solo in questa tornata elettorale. Uno spettacolo.
Il segno però è anche inviato. Spesso, infatti, siamo noi stessi che vogliamo far capire che le cose non vanno affatto bene. Pensateci, quante volte avete lanciato qualche messaggio per far intuire qualcosa a chi sembra troppo testardo da non arrivarci da solo? Ecco, direi che sarebbe il caso di insistere. Far capire che siamo stanchi e che non si vuol continuare ad accettare questa situazione. Molti pensano che una manifestazione non cambi nulla. In parte è vero. Ovviamente non si avrà un effetto immediato, soprattutto se ci si ferma alla prima.

Ma prendiamo in considerazione altri aspetti. Innanzitutto è di fondamentale aiuto per chi sentisse la necessità di esternare i propri sentimenti e il proprio pensiero. Accumulare e reprimere rabbia può far molto male.
Secondo poi, il ragionamento del “tanto non serve a nulla” ha un significato ben preciso: accettare passivamente tutto quello che accade. Vuol dire non voler prendere in mano la situazione, vuol dire forse usare questa frase come scusa perché in fondo non si è toccati poi in modo così personale da quanto chi governa combina. Vuol dire lavarsene le mani, sapere che le cose così non vanno e risolverle magari andandosene da un’altra parte.

Non sono un’illusa. Manifestare qualche volta non cambierà le cose, e so che non è possibile farlo di continuo, ma la storia è piena di situazioni ribaltate, semplicemente perché si è creduto di poter cambiare almeno un pochino. Troppo facile lamentarsi e poi lavarsene le mani. Il nostro potere è molto più grande di quanto non si possa pensare, soprattutto perché è legato al volere di molti, moltissimi. E il segno che parte da questo per cui, può essere enorme. Brutto, molto brutto per Mr. B e i suoi Smithers.
Forse non riesco a spiegare quello che penso fino in fondo, ma riguarda tutti, molto più di quanto si pensi, è l’estensione del nostro essere:

“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di natura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell’universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può inferire dalla determinazione conforme a fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.” (I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza Editore, Bari, 1966, pp. 201-202)

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Responses

  1. Sicuramente manifestare deve servire a qualcosa: quacuno DEVE sentire la legge morale al suo interno ed impedire lo scempio che si va compiendo ai danni del vivere civile.
    Ciao.

  2. Io lo spero tanto. Sicuramente i politici non prendono esempio, quindi dovremmo farlo noi.
    Un saluto


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