Pubblicato da: Nanà | 25/04/2010

Festa della liberazione, magari

Sul calendario, al giorno 25 aprile c’è scritto “Festa della Liberazione”.

Magari, aggiungerei.  Magari le lotte dei nostri nonni ci avessero insegnato qualcosa, ecco alcuni esempi.

  • Giovedì sera, Anno Zero.  In collegamento Ruotolo dal comune di Adro. Il sindaco leghista sottopone una donna straniera a un interrogatorio, ma questo potevo aspettarmelo. Quello che più mi ha spaventata è l’odio delle donne italiane verso gli altri, verso l’accoglienza e la solidarietà. Il loro bersaglio sono, adesso, gli extracomunitari (chiamati così anche se vivono e lavorano onestamente qui da decenni) e anche il benefattore che ha donato dei soldi affinché ai bambini non venisse più negato il cibo. Come se questo avesse tolto loro un diritto o chissà cosa. Mi è stato detto che certi commenti, certi atteggiamenti razzisti ci sono sempre stati nei territori del nord Italia e non faccio fatica a crederlo. Ma, mi è stato detto, erano nascosti, detti sotto voce, per cercare di non farsi sentire. Adesso invece si palesano in modo sempre più prepotente, perché l’istituzione e coloro che dovrebbero rappresentare lo Stato e difendere tutti i cittadini, ne hanno fatto un valore proprio! Adesso è consentito esprimere odio come hanno dimostrato quelle donne l’altra sera. Adesso il nostro Stato, lo Repubblica Italiana è razzista, perché chi ne è rappresentate dichiara di a parole e con i fatti di esserlo!
  • Scala di Milano: Mr. B è con Napolitano per festeggiare il 25 aprile (cosa strana per lui, visto che anni addietro non si è mai presentato a certe cerimonie). Fuori un gruppo di contestari che pacificamente manifestano il loro dissenso. L’uomo col megafono viene fatto tacere. Viva la libertà d’espressione.
  • Roma, oggi, 25 aprile. Passando sulla via Laurentina mi accorgo che c’è un rallentamento. Una macchina dei carabinieri è ferma al lato della strada e alcuni uomini in divisa staccano dei manifesti che rappresentano il duce ed insultano la festa della liberazione. 

Questi sono solo piccoli esempi. Purtroppo c’è molto di più. Tanto ancora c’è da fare e da lottare. Resistiamo, ancora una volta.

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Responses

  1. Quelle donne inferocite, che hanno sconvolto anche me, sono una miscela esplosiva di timore per il futuro, di necessità di differenziarsi e di non essere accomunate ai “disperati” e ai “perdenti” (come sono visti tutti i poveri del mondo che si riversano sulle nostre coste), di mettere insomma fra loro quanta più distanza possibile, e un egoismo tutto nuovo per cui si lasciano gli anziani genitori in ospizi (chiamate case di riposo), i figli stessi vengono parcheggiati in innumerevoli attività scolastiche, sportive o culturali pur di ritagliarsi del tempo proprio, figuriamoci cosa non si è disposti a fare se l’ “ostacolo” sono degli stranieri.
    Ciao.

    • Sì, forse è la necessità di differenziarsi, ma è una guerra tra poveri, in cui nessuno dei combattenti si rende conto della miseria della lotta. E’ veramente, ma veramente triste e preoccupante.


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