Pubblicato da: Nanà | 15/02/2014

Lettera aperta a John Elkann, uomo sfortunato

Gentile John Elkann

Ho letto solo ieri sera le parole che ha riservato ai giovani italiani alla ricerca di lavoro. Molte cose mi sono venute in mente, domande, dubbi, considerazioni, per questo ho deciso di scriverle apertamente, anche se, proprio a causa delle innumerevoli cose da dire non saprei da dove cominciare.

Capisco bene che nascere in una famiglia come la sua non le abbia consentito certe esperienze che, mi creda, in fondo fortificano il carattere e permettono di trovare tanti amici.

Capisco quindi il suo essere dispiaciuto e dover così pronunciare parole come quelle durante il suo incontro con gli studenti a Sondrio. Sa, abbiamo qualche difficoltà a vedere cosa succede intorno a noi, può indicarci esattamente dove sono tutte queste offerte di lavoro? Scherzi a parte non ha dimostrato molto rispetto. Le spiego perché se le interessa. Sono cresciuta, come molti miei coetanei (sono del 1980), con l’idea che fosse importante studiare, coltivare i miei interessi per avere un giorno un lavoro adatto alle mie competenze e che potesse soddisfarmi sotto diversi punti di vista, economico e di realizzazione personale. Un lavoro che potesse permettermi di vivere la mia vita in autonomia.

Come molti altri giovani della mia età sono cresciuta con la convinzione che studiare fosse importante prima di tutto per me stessa, per potermi realizzare, e poi perché una società in cui le persone possiedono conoscenza, è una società che li vede partecipi e che può crescere e migliorare. Uscita dall’Università, però, mi sono dovuta confrontare con la realtà, ben diversa da quella che avevo visto affrontare da parenti, amici o conoscenti più grandi di me.

Ma non scrivo qui per analizzare la mia storia, non interessa nessuno. Voglio parlare di quello che vedo e vivo ogni giorno.

Con tutto il rispetto e per quanto bravo possa sentirsi per aver saputo cogliere le occasioni che le si sono presentate, nascere da una ereditiera e da un affermato giornalista e scrittore non è stata esattamente una sua scelta né una sua responsabilità e questo, sfortunatamente, le ha impedito di vivere un’esistenza da persona “normale” non potendo apprezzare così il piacere di fare un elenco di società da contattare per trovare lavoro, spedire centinaia di CV, rispondere a decine e decine di annunci, viaggiare fuori dall’Italia perché l’avevano convinta che da altre parti era più semplice, firmare contratti che si riservavano il diritto di cacciarla in caso di gravidanza o di malattia prolungata, guadagnare 500 euro netti al mese per lavorare otto ore tutti i giorni facendo 50 chilometri di strada, partecipare a corsi per metter su attività per conto proprio rendendosi conto di non avere comunque nessun capitale di partenza e così via.

Come molti altri miei coetanei neanche io voglio solo lamentarmi, qui nessuno è esente da responsabilità. Neanche noi ragazzi e ragazze che non riusciamo a unirci davvero per provare a cambiare le cose. Siamo completamente disarmati di fronte a una politica sempre più contorta su stessa, rimbambita dai deliri berlusconiani, divisa tra le derive razziste della lega, l’incapacità di capire, da parte della sinistra radicale, che è necessario essere sinistra di governo, ma soprattutto divisa tra il distacco del partito democratico, non solo dalla realtà ma anche dai suoi stessi circoli, e tra la politica fatta di insulti rivolti direttamente a livello personale dei cinque stelle, cavalieri di rabbia e sentimenti negativi che non sanno tramutare in proposte positive, nuove e costruttive.

Ecco, come dicevo, non credo che abbia mai provato l’ebbrezza di anche una di queste esperienze e mi chiedo cosa stia facendo lei, dirigente, anzi, padrone, della più grande fabbrica italiana, per aiutare gli “svogliati ragazzi” a cercare un posto di lavoro decente nel loro paese, dal momento che avete spostato le varie sedi in giro per il mondo. Per non parlare degli incentivi da sempre ricevuti dallo Stato italiano.

Dopo averci tolto la possibilità di crescere, la speranza di vedere realizzate le proprie ambizioni, ci hanno anche insultati, choosy, bamboccioni, e ora svogliati. Eviti giudizi, non se li può permettere, e per favore, faccia il suo lavoro, perché anche noi dovremmo essere forse più uniti, ma il rispetto, quello ce lo meritiamo almeno quanto lei visto il clima in cui ci barcameniamo (si rilegga le cose fatte per trovare un lavoro qui sopra) se non di più. Il rispetto va guadagnato e a questo punto noi, forse, siamo in credito. Lei cosa fa per questo? le va di unirsi a noi?

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