Inserito da: Valeria | 19/11/2009

Per un’acqua sola

Non voglio farmi pubblicità ma vorrei che leggeste l’articolo che pubblico qui di seguito scritto ormai tre anni fa riguardo una ricerca che avevo portato avanti per La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, riguardo l’acqua potabile e le condizioni degli acquedotti italiani. Già allora si parlava di un necessario ammodernamento delle condutture, mentre ora si va esattamente verso la strada opposta. Ecco quanta speculazione c’è anche su un bene come l’acqua. Non ho più parole, posso solo dire che io, personalmente, non ne posso più.

“Gusto in brocca

“I filtri per l’acqua del rubinetto? Inutili e costosi”. Un giornalista di Famiglia Cristiana contro gli accessori per la depurazione. Impatto e falsi miti della minerale.

Facile come bere un bicchier d’acqua? Abbiamo provato a districarci fra la minerale in bottiglie di plastica, la normale acqua di rubinetto e quella trattata con filtri e brocche. Di fronte a dubbi sulla purezza, la presenza eccessiva di calcare. L’impatto ambientale e le sofisticazioni casuali o dolose, l’unica certezza è che mai metafore fu meno azzeccata. E che l’Italia è al primo posto al mondo per il consumo di acqua minerale.
“ Ogni anno ne beviamo 172 litri a testa.- spiega Lucia Venturi, responsabile scientifico di Legambiente – spendendo in media 18 euro mensili a famiglia”. Ma perché ne consumiamo così tanta? “E’ molto diffusa l’opinione che l’acqua di rubinetto non sia pura e controllata quanto quella minerale- continua Venturi- ma confrontando i parametri dei due tipi di acqua si scopre che quella potabile non ha niente da invidiare a quella in bottiglia”. Ormai esistono leggi che limitano la presenza di alcune sostanze chimiche sia nella minerale sia nell’acqua del rubinetto.
Ma di certo l’acqua che compriamo nei supermercati ha un maggiore impatto ambientale. Basti pensare ai 5 miliardi di bottiglie di plastica prodotti ogni anno per imbottigliare e al carburante utilizzato per il trasporto da un capo all’altro del paese.
Dunque possiamo aprire con tranquillità il rubinetto? Purtroppo non è così facile. “Nella mia città è troppo calcarea” dice spesso chi preferisce la minerale. Oppure spesso le condutture sono obsolete e anche se l’acqua è pura, si sporca nel viaggio verso casa. Ecco allora un’altra novità recente: i filtri che purificano l’acqua e le danno un sapore più gradevole. Negli ultimi anni il mercato degli impianti di depurazione domestici è in lenta ma costante espansione. Filtri che si applicano al tubo che porta al lavandino, direttamente al rubinetto o contenuti in alcuni tipi di brocche. Ma sono veramente utili? “In realtà- ritiene Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana e autore dei libri Qualcuno vuol darcela a bere (Fratelli Frilli Editore) e I predoni dell’acqua (Edizioni San Paolo)- anche chi vende questi filtri contribuisce a denigrare l’acqua del rubinetto. Prendiamo ad esempio gli impianti a osmosi inversa. Hanno un elevato costo iniziale, tra i 1500 e i 2000 euro, e richiedono una continua spesa di manutenzione. Inoltre, togliendo dall’acqua tutti i sali mettono a rischio la qualità”. Insomma, anche questa soluzione non è esente da rischi. “I filtri compositi
costano un po’ meno, fra i 250 e 300 euro- prosegue Altamore – Se utilizzati nella giusta misura potrebbero essere utili, ma le caratteristiche di brocche e sistemi di depurazione da applicare a lavandini e rubinetti non sono disciplinate dalla legge”- Per il giornalista che da anni segue le vicende legate all’acqua questi sistemi che promettono di eliminare sapori, calcare in eccesso e residui di metalli pesanti sono innanzitutto finalizzati a trarre un profitto. “L’acqua di rubinetto è
buona e gli investimenti andrebbero fatti per migliorare le condutture- conclude- Ci si deve riappropriare del diritto dell’acqua che arriva direttamente nelle nostre case”.
Sui filtri, Antonella Profumo, docente di Chimica analitica all’Università di Pavia, la pensa in modo leggermente diverso. “Quando l’acqua arriva nelle nostre case deve essere potabile- chiarisce- Può però nascere l’esigenza per esempio di avere un’acqua con ancora meno ferro o manganese. Per questo i filtri possono essere utili, ma l’utente deve essere ben informato sul loro uso e sulla loro manutenzione. Periodicamente i filtri vanno ripuliti e controllati, altrimenti diventano facile covo di batteri”. Insomma, affinché “non ce la diano a bere” dobbiamo tenerci informati, sia la caratteristiche dell’acqua della nostra città che sullo stato di salute delle condutture.
Dopodiché…buona bevuta. E se il sapore dovesse essere ancora cattivo, c’è un ultimo accorgimento. “Spesso infastidisce la presenza del cloro utilizzato per la depurazione batteriologica chiarisce Lucia Venturi- Ma basta sapere che il cloro è un elemento “volatile”, tende a miscelarsi con i gas presenti nell’aria”. E’ sufficiente lasciare l’acqua del rubinetto in una brocca per qualche minuto, magari agitandola un po’ e il sapore sarà molto più piacevole. A un costo medio di 8 decimillesimi di euro per ogni litro.”

(La nuova ecologia, febbraio 2006, Valeria Restuccia)

Inserito da: Valeria | 17/11/2009

Processi brevi per tutti

Credo che uno degli elementi per giudicare quanto una società sia evoluta sia capire che trattamento riservi alle persone più deboli, di conseguenza tutto l’apparato che si occupa esclusivamente di loro.
Siamo convinti di essere coloro che possono porsi al di sopra delle altre culture?
Allora perché un assistente sociale o un educatore deve essere trattato senza il rispetto che si concede, senza dubbio, a chi per esempio sta tutto il giorno seduto dietro uno sportello di qualche ente pubblico o privato? Non è mancanza di rispetto verso questi ultimi, mi chiedo solo cosa manchi agli operatori sociali. Anche loro hanno studiato, si sono preparati e svolgono un lavoro pesante, che non crea ricchezza è vero, ma è pieno di responsabilità diretta nei confronti dell’assistito e nei confronti della sua famiglia. La mia risposta, quindi, è niente, anzi, forse dovrebbe essere maggiormente motivato visto il tipo di lavoro.
L’Occidente si vanta di essere la parte davvero evoluta e democratica del pianeta. Ma quando non ci si rende conto che la debolezza di alcuni potrebbe un giorno essere la nostra, si pecca di presunzione e ottusità e visto in quali condizioni navighiamo, sarebbe il caso di riflettere su quanto stiamo facendo.
Anche se al momento la priorità sembrano essere i processi brevi, qualcuno di voi usufruirà di tale “agevolazione”…?

Inserito da: Valeria | 12/11/2009

Carta vince… carta perde…

Oggi sono arrabbiata. Già non è semplice fare la raccolta differenziata. Pensate ai vari materiali per gli imballaggi. Alcuni poi non so dove debbano essere collocati di preciso, per esempio alcuna carta sembra plastificata, dove la devo buttare quindi? E poi, tanto per dirne una, ho trovato uno spazzolino da denti con la testina delle setole intercambiabili, ma solo una volta! Sì perché te lo vendono con un cambio e basta, non esistono confezioni di setole senza dover comprare un ulteriore spazzolino, almeno non qui nei dintorni. A Roma poi è sempre tutto più complicato. L’altro giorno sono andata a buttare la raccolta dei giornali nella carta, ma il bidone era strapieno ed è rimasto così per giorni! Ma il bello è stato vedere qualcuno che, dopo aver raccolto la carta in una busta di plastica, va a buttarla nel contenitore apposito infilandoci pure la busta! Sì lo so, sono rompiscatole, ma a quel punto tanto vale evitare la differenziata.
Siamo in preda a un mega-esaurimento nervoso?

Una riflessione che non c’entra molto con l’argomento ma a cui tengo. Ieri sera guardavo Roberto Saviano a Che tempo che fa. Onestamente mi commuove. Non oso neanche immaginare come possa vivere in quel modo, ha la mia stessa età per cui mi sento ulteriormente colpita. Comunque, parlando della rivolta della comunità africana contro il clan dei Casalesi a Castel Volturno, ho pensato che, forse, abbiamo ancora troppo da perdere, per riuscire a ribellarci contro tutto quello che di pessimo (cioè tantissimo) c’è in questo momento nel nostro paese.

Inserito da: Valeria | 03/11/2009

“Berlusco’, ricordati degli amici!”

Dopo un piccolo intervento in anestesia totale e una settimana in ospedale, dove il tempo sembra che sia fermato e lo spazio appare limitato, ecco che riprendo contatto con la realtà e che trovo?! Di tutto e di più direbbe qualcuno, ma oggi vorrei focalizzarmi sull’uscita di Rutelli dal PD dopo la vittoria di Bersani. Non sono potuta andare a votare per le primarie e onestamente non ne avevo neanche una gran voglia. In ogni caso avrei votato Marino, ossia, di nuovo, quello che mi sembrava meno peggio.
Oggi però mi riviene in mente quanto la satira di Corrado Guzzanti sia geniale e sempre più che al passo con i tempi. Per cui limito le parole e faccio parlare questo video.

Inserito da: Valeria | 31/10/2009

Halloween, la notte delle streghe

halloween

Ebbene sì. Anche io ho intenzione di parlare di Halloween. In tutta onestà è una festa che non mi è mai stata molto simpatica, specialmente quando ha cominciato a farsi strada anche qui da noi come una delle ennesime prove del colonialismo della cultura americana sulla nostra. Mi piacerebbe che una volta tanto il confronto culturale si arricchisse con le pratiche di, che so, una qualche tribù semi sconosciuta come quella degli Xavantes, in Brasile, i cui membri basano la loro intera giornata sull’interpretazione dei sogni fatti durante la notte precedente (tanto per dirne una).
Comunque questo abbiamo e con questo facciamo i conti. E poi, in fondo, l’origine della festività risale ai Celti.
Dopo qualche breve ricerca ho scoperto dei lati interessanti di Halloween. E quest’anno capita in un momento particolare per la mia vita. Senza volere, ultimamente, ho dovuto affrontare la mia più grande paura, quella della sofferenza. Ho dovuto fare i conti con il fatto che non siamo assoluti, ma soltanto un piccolo granello di sabbia in un mare sconfinato in cui naviga di tutto. Fino ad ora non avevo pensato mai a cosa sarebbe stato dover affrontare la malattia, l’insicurezza, il dubbio. Eppure mi sto rendendo conto che quanto si dice non è solo una frase fatta: affrontare le proprie paure, dominarle e uscirne, rende più forti, è vero e permette di capire che ogni giorno va goduto per quello che è. Perché esiste. Perché domani sarà sempre un punto interrogativo. Molte piccole cose che tanto ci infastidiscono perdono di significato, perché in fondo non ci permettono di godere di quanto abbiamo. La consapevolezza di sé cresce e finalmente ci si esprime senza stupidi timori di non essere accettati per ciò che si è. Allora, se questo vuol dire, buon Halloween a tutti.

Inserito da: Valeria | 29/10/2009

“L’essenziale è invisibile agli occhi”

Piccolo_Principe

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…”
“Sono la volpe”, disse la volpe.
” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa “, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?”
” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso!
Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
“No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
” Creare dei legami?”
” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
” Comincio a capire”, disse il piccolo principe. ” C’è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe “capita di tutto sulla terra…”
“Oh! Non è sulla terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
” Su un altro pianeta?”
” Sì”
” Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
” No”
” Questo mi interessa! E delle galline?”
” No”
” Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
” Per favore …..addomesticami”, disse.
” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”.
” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.
” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
” E’ certo”, disse la volpe.
” Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.
soggiunse:
” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”.
“Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse.
” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe.
” Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi“.
” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
” Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
” Io sono responsabile della mia rosa….” Ripetè il piccolo principe per ricordarselo
.
 

Il Piccolo Principe Antoine De Saint-Exupéry

Eccomi di nuovo in rete dopo una relativamente lunga assenza. A volte capita di doversi fermare, perché si sente la necessità o perché, come nel mio caso, si è costretti dagli eventi. E le pause, si sa, spesso portano riflessione. Dal titolo del post si sarà capito. Dopo l’esperienza dell’ultima settimana credo che la parte fondamentale del pensiero di Paolo Conte sia la seconda. È vero, si nasce e si muore soli. Ma il traffico che c’è in mezzo è quello che dà un senso a tutto. Sarà banale ma vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare calorosamente tutti quelli che hanno contribuito affinché ci fosse traffico in un momento un po’ complicato, sicuramente risolvibile, ma meno complicato se si ha tanto affetto intorno. Da qui si riparte con la convinzione ancora più grande di chi vogliamo avere intorno, di chi ci sta veramente a cuore, di chi vuole starci accanto.  “Muoviamoci che poi diventa sera…”

Inserito da: Valeria | 05/10/2009

“La libbertà de pensiero”

Purtroppo, per malanni di stagione, non sono potuta andare sabato alla manifestazione per la libertà di informazione. Ho avuto però i miei inviati sul campo che al più presto faranno un resoconto di ciò che è stato, soprattutto riguardo le impressioni e le sensazioni che in piazza si sono respirate. Intanto però vorrei ripubblicare una poesia di Trilussa. So che è conosciuta, ma la trovo adattissima al momento e mai come in questo caso… repetita iuvant.

La Libbertà de pensiero

Un gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero
sentì che un gatto nero,
libero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li pensieri sui.
“Giacche nun badi alli fattacci tui,
-Je disse er gatto bianco inviperito-,
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file der partito:
che qui la poi pensà liberamente
come te pare a te, ma a condizione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!”
“E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…”
Rispose er gatto nero.
E pe restà ner Libero Pensiero
Da quela vorta nun pensò più gnente.

filosofia

Inserito da: Valeria | 30/09/2009

Il signor Burns

Burns_Smithers

Forse questo post non è proprio di buon gusto ma c’è qualcuno in grado di ricordare a Mr B. che non potrà “governare per sempre” come ha detto qualche giorno fa?! Oppure è meglio lasciarlo dire? Ma come mai si è spinto così oltre? Ho pensato a un paio di possibilità.
La prima è che l’opposizione è talmente fiacca da far avere la sensazione a chi governa che lo farà per sempre. E fin qui non mi sento di dargli contro. Un esempio? Ecco il link de Il Fatto. L’assenza del principale partito d’opposizione ieri in aula ha concesso alla maggioranza di portare a casa il voto. E pare che fra gli assenti ingiustificati ci fossero i leader del partito, insomma ecco come indicare a tutti la linea da seguire…

La seconda riguarda un aspetto più psicologico che politico. Siamo alla stretta finale. Ormai è un po’ che in giro si parla della fine politica di Mr B., soprattutto dopo gli scandali che hanno riguardato la sua vita privata e non solo. Da allora è partito all’attacco di chiunque. Si pensi al Giornale e a quello che è successo con Boffo e con il suo principale alleato, Fini. E si guardi cosa sta succedendo in Rai. Marco Travaglio, come sempre, spiega molto bene perché tutto ciò sia così significativo. Non ci si limita a governare un paese avendo un conflitto di interessi grande come una casa, ora si vuol arrivare al regime duro. O tutto o niente. Per questo la sua esternazione potrebbe riferirsi alla crisi che tutti i grandi dittatori hanno dovuto affrontare: non governeranno per sempre. E allora via con le urla e il culto della personalità. Quanto fa ridere il comitato che lo vuole come premio Nobel per la pace e scrive canzoni apposta per lui?
Oppure è solo un’altra delle sue, in fondo si è paragonato a Dio…
Ma sotto sotto mi piace pensare a Mr B. come al signor Burns dei Simpson, un “simpatico” vecchietto, molto potente, ma soprattutto un po’ cattivello e circondato dai sui Smithers..

Inserito da: Valeria | 28/09/2009

Discorso del capo Seattle sulla terra…

terra

Questo è il discorso del capo Seattle nel 1845, quando il governo degli Stati Uniti pressò la sua tribù per riuscire ad acquistare le terre del Puget Sound, luogo in cui i nativi vivevano e cacciavano. In cambio il governo prometteva una riserva in cui avrebbero potuto vivere indisturbati. La risposta è profonda e quanto mai attuale. Ho letto che qualcuno sostiene sia un falso, in ogni caso sono parole che dovremmo leggere.

“Il Grande Capo a Washington ci ha mandato a dire che vuole comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e buone intenzioni.
Questo è gentile da parte sua, dato che sappiamo che lui non ha bisogno della nostra amicizia. Ma noi considereremo la vostra offerta, poiché sappiamo che se non vendiamo, l’uomo bianco può tornare coi fucili a prendersi la nostra terra.
Come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci è estranea. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria o il luccichio dell’acqua, come potete voi comprarli? Ogni parte di questa terra è sacra per la mia gente.
Ogni splendente ago di pino, ogni spiaggia sabbiosa, la bruma delle scure foreste, ogni radura e ogni insetto ronzante sono sacri nella memoria e nelle esperienze della mia gente. La linfa che scorre negli alberi trasporta i ricordi dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa bella terra, poiché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle; il daino, il cavallo, la grande aquila, questi sono i nostri fratelli.
Le creste rocciose, le essenze delle praterie, l’impeto del puledro e l’uomo, tutto appartiene alla stessa famiglia. Così, quando il Grande Capo a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra ci chiede molto. Il Grande Capo ci fa sapere che ci riserverà un luogo dove vivere comodamente. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.
Quindi considereremo la vostra offerta di comprare la nostra terra. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. L’acqua scintillante che scorre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se noi venderemo la nostra terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri bambini che essa è sacra e che ogni riflesso spettrale nell’acqua chiara dei laghi ci narra gli eventi e i ricordi della vita della mia gente.

I fiumi sono nostri fratelli, essi placano la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri, e dovete, d’ora in poi, trattare i fiumi con la gentilezza con la quale trattereste un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti l’avanzata dell’uomo bianco come la foschia delle montagne si dilegua dinnanzi al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre.
Le loro tombe sono luoghi sacri e così anche queste colline, questi alberi; questa parte di terra è consacrata per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce il nostro modo di vivere. Per lui, una parte di terra è uguale all’altra, dato che è uno straniero che giunge di notte e prende dalla terra qualsiasi cosa gli serve.
La terra non è sua sorella, ma sua nemica, e quando l’ha conquistata, se ne va. Si lascia alle spalle le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Strappa la terra ai suoi figli e non se ne cura. Egli dimentica le tombe dei suoi padri ed i diritti di nascita dei suoi figli. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come oggetti da comprare, da saccheggiare, da vendere come pecore o collane lucenti. Il suo appetito divorerà la terra e si lascerà alle spalle solo il deserto. Non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città rattrista l’uomo rosso.

Ma forse è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non ci sono luoghi quieti nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo in cui udire il fruscio delle foglie in primavera o il battito delle ali di un insetto. Ma forse non capisco perché sono un selvaggio. Il frastuono sembra solo ferire l’orecchio. E cosa resta nella vita se l’uomo non può ascoltare il richiamo solitario del lupo o le discussioni delle rane intorno ad uno stagno di notte? Io sono un uomo rosso e non capisco.
Gli Indiani preferiscono il delicato rumore del vento che increspa la superficie di uno stagno e il profumo del vento stesso, purificato dalla pioggia di mezzogiorno o aromatizzato dal L’aria è preziosa per l’uomo rosso, dato che tutte le cose dividono lo stesso respiro: la bestia, l’albero, l’uomo, tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra notare l’aria che respira. Come l’uomo morente, egli è insensibile al fetore.

Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria ci è preziosa, dovete ricordare che l’aria condivide il suo respiro con tutta la vita che sostiene. Il vento che donò a nostro nonno il suo primo respiro, riceve anche il suo ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita Se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla separata e considerarla sacra, come un luogo dove persino l’uomo bianco può andare a gustare il vento addolcito dalla fragranza dei fiori delle praterie.
Così, noi considereremo la vostra offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare, porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono selvaggio e non capisco altri modi di vivere. Ho visto migliaia di bisonti imputridire nella prateria, uccisi dall’uomo bianco che ha sparato loro da un treno in corsa.

Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo d’acciaio che sputa fumo possa essere più importante del bisonte che noi uccidiamo solo per sopravvivere. Cos’è l’uomo senza le bestie? Se tutti gli animali fossero scomparsi, l’uomo morirebbe per la grande solitudine di spirito. Infatti, qualsiasi cosa succeda agli animali, presto accade anche all’uomo.
Tutte le cose sono legate tra loro. Dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i vostri piedi è la cenere dei nostri nonni. Affinchè rispettino la terra, dite ai vostri bambini che essa è arricchita dalle vite dei nostri antenati. Insegnate ai vostri bambini quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è nostra madre.

Qualsiasi cosa accada alla terra, accade anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su loro stessi. Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla terra. Noi sappiamo questo: tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Tutte le cose sono unite tra loro. Qualsiasi cosa accada alla terra, accade ai figli della terra. L’uomo non ha tessuto la stoffa della vita, è solo un filo di essa.
Qualsiasi cosa lui faccia alla stoffa, lo fa a se stesso. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva che avete offerto alla mia gente. Vivremo appartati ed in pace. Importa poco dove trascorreremo il resto dei nostri giorni. I nostri bambini hanno visto i loro padri umiliati nella disfatta. I nostri guerrieri hanno provato vergogna e dopo la sconfitta hanno trascorso i loro giorni nella pigrizia e contaminato i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Importa poco dove trascorreremo il resto dei nostri giorni.
Non sono molti. Ancora poche ore, pochi inverni e nessuno dei nostri figli delle grandi tribù, che una volta vivevano su questa terra o che si aggirano ora in piccole bande nei boschi, rimarranno a lamentarsi sulle tombe di un popolo una volta potente e pieno di speranza come il vostro. Perché dovrei piangere la scomparsa della mia gente? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più.

Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina con lui e gli parla da amico ad amico, non può essere esonerato dal destino comune. Noi possiamo essere fratelli, dopotutto; staremo a vedere. Una cosa sappiamo, che l’uomo bianco potrà forse scoprire un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Ora voi potete pensare che Egli vi appartenga, così come volete possedere la nostra terra, ma non è così. Egli è il Dio dell’uomo e la Sua compassione è uguale sia per l’uomo rosso che per quello bianco.

Questa terra è preziosa per Lui e danneggiarla significa disprezzare il suo Creatore. Anche i bianchi scompariranno, forse anche prima di tutte le altre tribù. Ma nel vostro perire risplenderete vividamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e che per qualche scopo speciale vi ha dato il dominio su di essa e sull’uomo rosso.
Quel destino è un mistero per noi, poiché non comprendiamo perché i bisonti sono stati tutti macellati, i cavalli selvaggi domati, i sacri angoli della foresta appesantiti dall’odore di molti uomini e la vista delle rigogliose colline disturbata dai fili parlanti. Dov’è la macchia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cosa significa dire addio al puledro e al cacciatore? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. Comunque considereremo la vostra offerta di comprare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che ci avete promesso. Là, forse, potremo vivere i nostri brevi giorni come vorremmo.
Quando l’ultimo uomo rosso sarà svanito da questa terra e la sua memoria sarà soltanto l’ombra di una nuvola che passa sulla prateria, queste spiagge e queste foreste ospiteranno ancora gli spiriti della mia gente. Perché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre.

Così, se vi venderemo la nostra terra, amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come ne abbiamo avuto cura noi. Tenete nella vostra mente il suo ricordo di com’era quando l’avete presa. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli ed amatela … come Dio ama tutti noi.
Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Persino l’uomo bianco non può essere esonerato dal destino comune. Possiamo essere fratelli, dopotutto.”

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